Traduzione e interpretazione giuridica/giudiziaria
Importanza della competenza linguistica e culturale/interculturale per i servizi di traduzione a livello non solo comunitario, ma anche a livello locale e regionale
Ecco il mio pensiero in un articolo pubblicato13/12/2011 21:36:58 : L'importanza della traduzione specializzata in ambito giuridico
uno, importanza della competenza linguistica e culturale/interculturale e
due, necessità di semplificazione del linguaggio giuridico.
In effetti la lingua usata dai cosi detti operatori del diritto, funzionari pubblici, giudici, notai, avvocati è spesso oscura e incomprensibile (come anche altri linguaggi settoriali, per esempio quello dei medici o degli economisti) . Naturalmente, gli specialisti di una stessa materia tendono a usare parole e formule proprie del gruppo di appartenenza e pure resistono agli assalti di chi vorrebbe capire. Con gli anni le cose cambiano e oggi si assiste a un notevole sforzo di divulgazione. Le sentenze cambiano, i contratti delle grande società , gli atti possano anche cambiare, a volte radicalmente, il cittadino, senza l'aiuto di un interprete non sarebbe in grado di capirle. Perciò i linguisti e traduttori stanno lavorando in direzione di rendere più semplice e chiaro, se non tutto il linguaggio giuridico, almeno quelle sue parti usate dalle amministrazioni pubbliche. Unione europea (Direzione dell’ufficio della traduzione) ha già avviato a compimento l'intervento di razionalizzazione e modernizzazione delle uffici specializzati con semplificazione del linguaggio . Scrivere in maniera oscura e incomprensibile, spesso ambigua, significa di fatto negare un diritto e ostacolare il rispetto delle leggi. Per migliorare la qualità della traduzione il traduttore professionista collabora con i specialisti del settore. Conoscere la materia è una cosa bellissima ma non basta per fare il traduttore come non basta lingua madre se non sei specialista in lingue. Mia figlia, per esempio, è laureata in Bulgaria e diplomata in Italia, ha bella presenza ma non lavora come traduttrice o interprete perchè riconosce l'importanza delle competenze e le qualità per ogni tipo di lavoro. Altro esempio: io faccio traduttrice in lingua russa solo in certi settori anche se ho specializzazione e ho insegnato per tanti anni questa lingua. Sono diplomata in chimica industriale ma dopo mi sono laureata in filologia bulgara. Adoro la lingua italiana e dopo la laurea mi sono iscritta nel corso universitario a Sofia di specializzazione in lingua italiana. Ho raggiunto l’obiettivo del corso: conseguire la piena padronanza dell’italiano. Per decenni uso lingua italiana ma per poter lavorare mi sono laureata nell’Università statale di Milano in Mediazione linguistica e culturale. Non è molto simpatico che in questi situazioni (non sono solo io) devi per forza frequentare i corsi formativi per poter lavorare qualche giorno all’anno. Il problema del traduttore è in realtà “il problema stesso dello scrivere e il traduttore sta al centro, forse ancor più dell’autore. A lui si chiede di dominare non una lingua, ma tutto ciò che sta dietro una lingua, vale a dire un’intera cultura, un intero mondo, un intero modo di vedere il mondo. E di sapere annettere questo mondo ad un altro del tutto diverso, trasferendo ogni sfumatura, registro, accento, allusione, tonalità entro i nuovi confini. Gli si chiede infine di condurre al termine questa improba e tuttavia appassionata operazione senza farsi notare, senza mai salire sul palco o a cavallo. Gli si chiede di considerare suo massimo trionfo il fatto che il lettore neppure si accorga di lui…Il traduttore è l’ultimo, vero cavaliere errante della letteratura.”
P. s. Ho citato un pezzo del libro : “I ferri del mestiere” , autore Fruttero Carlo; Lucentini Franco, quasi sempre esaurente al mercato.
Dott.ssa P. Ilcheva